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Antropomorfismo canino. Quali sono i rischi?

Antropomorfismo canino. Quali sono i rischi che si corrono?

In questo articolo approfondiremo una tematica piuttosto complessa dal momento che spesso commettiamo l'errore di rivestire il nostro cane di aspetti psicologici tipicamente umani. Quindi: quali sono i rischi dell'antropomorfismo canino?

Antropomorfismo canino. Aspetti generici.

L’amore che nutriamo nei confronti dei nostri cani, la costante interazione e la forte sintonia che creiamo con loro ci inducono, molto spesso, ad attribuire caratteristiche e qualità umane a determinati loro comportamenti, deformando il loro linguaggio dal nostro punto di vista.

Questo fenomeno prende il nome di “antropomorfismo” (dal greco, άνθρωπος, "umano", e μορφή, "forma") ed è tanto diffuso e comune, quanto purtroppo sottovalutato.

Sebbene, infatti, sia causato da ingenua ignoranza della psicologia e dell’etologia canina, quest’atteggiamento può essere rischioso, poiché genera tra le due specie malintesi comunicativi e potenziali problemi comportamentali.

Antropomorfismo canino. Cenni etologici.

L’etologia è una branca della psicologia che si occupa di studiare gli esseri viventi nei loro ambienti naturali e di analizzarne carattere e comportamenti.

Questo studio può essere svolto con relativa semplicità quando il contesto della specie presa in analisi rimane invariato nel tempo.

Gli animali della savana, gli animali del deserto, gli animali dei ghiacci o quelli degli oceani, se osservati e studiati a lungo, ci riveleranno, poco a poco, le loro dinamiche sociali. Come si procurano il cibo, come si corteggiano, come allevano la loro prole, eccetera, eccetera.

L’indagine si complica notevolmente, o a seconda dei punti di vista acquista fascino, quando, come nel caso dell’uomo e del cane, i contesti di vita sono molteplici.

Seppur le caratteristiche riguardanti l’istinto possano apparire invariate, gli effetti che il contesto saprà produrre sulla personalità e, di conseguenza, sui comportamenti manifesti, sarà soggetto ad infinite variabili.

L’insediamento e lo sviluppo di comunità di esseri umani in differenti contesti geografici del pianeta ha dato origine a differenti civiltà, culture, comportamenti. Oltre che differenti necessità e modalità di intendere, utilizzare e allevare il suo storico compagno di avventure. Il cane.

Se volete approfondire l'argomento etologia vi consigliamo di leggere, ad esempio, "E l'uomo incontrò il cane" di Konrad Lorenz.

E l'uomo incontrò il cane

Antropomorfismo canino. Il linguaggio.

Il linguaggio canino deriva, infatti, da un percorso evolutivo diverso da quello umano e sfrutta precise posture, mimiche facciali e vocalizzazioni, che non devono essere fraintese, poiché, come noi traduciamo il comportamento del cane dal nostro punto di vista, altrettanto farà il nostro amico, che leggerà in chiave canina i nostri atteggiamenti.

Nei saluti, ad esempio, gli umani si avvicinano frontalmente, instaurando subito un contatto visivo e tendendo le mani in avanti, interazione che invece, da parte canina, è interpretata come segnale di sfida, specialmente se ricevuta da un estraneo.

Anche l’abbraccio, che da un punto di vista umano è un gesto di affetto e riconciliazione, non è ben accolto dal cane, che lo può tradurre come un arrogante atteggiamento di dominanza.

La stessa incomprensione si potrebbe generare da un semplice sorriso, che per noi significa allegria e spensieratezza, mentre il cane scopre i denti per manifestare paura o aggressività.

Ovviamente queste regole di “galateo canino” subiscono delle modifiche quando ci riferiamo al nostro animale, con il quale abbiamo instaurato un rapporto confidenziale, ma non dovrebbero mai essere ignorate quando ci approcciamo a un cane che non ci conosce e verso il quale faremmo bene ad avvicinarci di lato, lasciandoci annusare, senza imporre le nostre mani sopra di lui.

Antropomorfismo canino. I rischi.

La tendenza a “umanizzare”, potrebbe generare situazioni confusionarie anche con il nostro peloso di casa.

Quando, ad esempio, scopriamo un misfatto e lui rimane in un angolo, fermo, con il corpo abbassato, le orecchie indietro e lo sguardo dal basso verso l’alto, lo interpretiamo come un atteggiamento colpevole e dispiaciuto, ma in realtà sta semplicemente premonendo la nostra arrabbiatura, che abbiamo anticipatamente comunicato rilasciando un’infinita quantità di feromoni di allarme e mimiche, oltre che vocalizzazioni di rabbia.

Quando, invece, condividiamo il nostro letto o diamo del cibo dalla tavola mentre mangiamo, il nostro gesto non sarà interpretato dal cane come un segno di affetto e condivisione amorevole, ma piuttosto come un innalzamento del suo livello gerarchico, poiché gli è concesso di dividere la tana e il pasto con il leader.

Allo stesso modo il suo tentativo di mettere le zampe sulle nostre spalle, non è fatto con l’intento di “abbracciarci”, in segno di saluto affettuoso, ma piuttosto di prevaricare su di noi, imponendoci un gesto di dominanza.

Se reiterati, questi malintesi comunicativi portano il cane a pensare di trovarsi di fronte a soggetti molto deboli o di essere egli stesso il capobranco, con conseguenti problematiche nella gestione delle iniziative e nell’obbedienza generale.

Gli esempi potrebbero continuare in infinite varianti, ma il concetto alla base di ognuno è che dobbiamo prestare attenzione a come interpretiamo e siamo interpretati, poiché molti episodi di aggressività nascono proprio da questi errori comunicativi.

Antropomorfismo canino. Conclusioni.

Concludiamo, dicendo che il cane va trattato “da cane”: non è un bambino, un pupazzo, né tanto meno un surrogato dell’amore umano.

Amarlo, quindi, significa non forzare la sua natura, ma conoscere il suo linguaggio e la sua psicologia e rispettarlo nella sua diversità animale.

Tratto da Gianna Pietrobon – Educatore cinofilo.

Antropomorfismo canino

Grafica di Roberto Melegari

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